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\\ Home Page : Storico : curiosità (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 05/04/2010 @ 00:00:00, in curiosità , linkato 115 volte)

Origini e significati della Pasqua

   Il termine Pasqua, in greco e in latino “pascha”, proviene dall'aramaico: pasha, che corrisponde all'ebraico pesah, il cui senso generico è “passare oltre”. Il significato effettivo della parola non è del tutto certo. Un gruppo di Padri della Chiesa d'origine asiatica (tra i quali Tertulliano, Ippolito, Ireneo) collegano la parola pascha al termine greco pàschein, che significa soffrire. Sebbene l'etimologia del termine non sia corretta, in quest'ipotesi vengono colti i significati intrinseci della Pasqua: il sacrificio e la salvezza.
   Per un'etimologia più esatta della parola bisogna ricorrere ad Origene ed agli alessandrini, che intendono il senso come “passaggio”. In questo caso il passaggio è attraverso il Mar Rosso, dalla schiavitù alla Terra Promessa, dunque dal vizio del peccato alla libertà della salvezza, attraverso la purificazione del battesimo.     Applicata a Cristo, detta etimologia suggerisce il Suo passaggio dal mondo terreno al Padre. Un terzo gruppo di scrittori (Procopio di Gaza, Teodoreto di Ciro, Apollinare di Laodicca) suppone che l'espressione “passa oltre” si riferisca all'Angelo sterminatore, che, vedendo il sangue sulla casa degli ebrei “passa oltre”, salvando coloro che risiedono all'interno: ma, anche, al “passare oltre” alla morte da parte di Cristo. “Ci fu un'epoca nella vita della chiesa in cui la Pasqua era, per così dire, tutto” (R. Cantalamessa). La Pasqua è, infatti, la festa liturgica più importante per il cristianesimo. Commercialmente soppiantata dal Natale e da alcune tradizioni pagane più allettanti per la società moderna, la Pasqua rappresenta e celebra i tre momenti fondamentali del cristianesimo: la Passione, la Morte e la Resurrezione di Cristo. Essa si pone come nucleo del patrimonio liturgico e teologico del cristianesimo. A ciò si aggiunga che la Pasqua rappresenta il raccordo con la matrice giudaica del cristianesimo e al tempo stesso, il momento di affrancamento da tale matrice. La festa cristiana viene assunta dalla celebrazione della liberazione del popolo di Mosè dalla schiavitù in Egitto, festeggiata in occasione del primo plenilunio dopo l'equinozio di primavera.
   Originariamente festa pastorale delle popolazioni nomadi del Vicino Oriente, la Pasqua ebraica si trasforma in una festa agricola, quando le tribù iniziano attività più sedentarie. E' Mosè a far coincidere le celebrazioni agresti con la fuga. In Esodo, capitolo 12, si narra che Mosè ordinasse ad ogni famiglia, prima di abbandonare l'Egitto, di immolare un capo di bestiame piccolo e di bagnare col suo sangue gli stipiti delle porte delle case. Dopo aver consumato il pasto in piedi, con il bastone in mano, le famiglie sono pronte per la partenza: essa avviene nella notte, dopo il passaggio dell'angelo di Dio, che uccide tutti i primogeniti egiziani, risparmiando solo le abitazioni ebraiche, segnate col sangue. Nel corso dei secoli, il rituale della Pasqua è sottoposto a modifiche, ma alcuni elementi rimangono simili a quelli giudaici. Secondo i Vangeli, Gesù Cristo istituisce il sacramento dell'eucarestia proprio durante le celebrazioni della Pasqua. Il Nuovo Testamento narra che Gesù fosse crocifisso alla vigilia della Pasqua ebraica.  In un primo momento i cristiani di origine ebraica, infatti, celebrano la Resurrezione di Cristo subito dopo la Pasqua ebraica, mentre quelli di origine pagana celebrano la Pasqua ogni domenica.  Per sanare le controversie in merito alla datazione, nel 325 il concilio di Nicea stabilisce definitivamente che la Pasqua debba essere celebrata la prima domenica dopo la luna piena seguente l'equinozio di primavera. Più tardi, nel 525 si definisce un periodo entro il quale essa debba “cadere”: fra il 22 marzo e il 25 aprile. Al di là delle origini prettamente liturgiche delle celebrazioni pasquali, sembra sempre più importante sottolineare il vero significato della Pasqua cristiana. La Pasqua si celebra nell'equinozio, dunque in un giorno di luce continua senza tramonto (la luna piena subentra al sole).  Essa è legata al simbolismo della rinascita, cadendo nel periodo della primavera, dopo l'inverno (e cioè dopo il peccato e la morte), quando la natura si rigenera e tutto l'universo è coinvolto da questa rinascita. La Resurrezione di Cristo porta con sé la salvezza per tutto il mondo cristiano ed è un momento di gioia, che succede al dolore della morte. Agostino definisce la Pasqua “transitus per passionem”, vale a dire “passaggio attraverso la passione”, prima di Cristo e poi dell'uomo. Nella stessa festa sono unite Passione e Resurrezione, concetto sottolineato da Ambrogio con il passo “Celebriamo in tal modo un giorno di tristezza ed uno di gioia. Nel primo digiuneremo, nel secondo saremo saziati”.
   Fonte: Rai International.
 
  
   La Giornata Internazionale della Donna, comunemente definita Festa della Donna, è una festività celebrata l'8 marzo di ogni anno, che intende ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, che le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo.
    Nel corso degli anni la ricorrenza sta perdendo in molti paesi l'originario significato di lotta e di protesta per assumere una connotazione di mero carattere commerciale.
   Fonte: www.wikipedia.org
 


La figura della vecchina vestita di stracci che vola su una scopa viene rivista da molti scrittori e raccontata ai bambini. Ma attenzione: in qualche storia la morale è rivolta a noi adulti

“La Befana vien di notte” recita una filastrocca per bambini, ma da dove venga di preciso, nessuno lo sa. È per questo che attorno alla figura della vecchina che vola su una scopa portando regali ai bambini sono state costruite storie e leggende, per spiegare ai più piccoli questa tradizione plurisecolare.

“Manuale della befana” di Anna Lavatelli (Interlinea) ci svela alcune curiosità: per esempio, cosa c’è nell’armadio della Befana, oppure perché la Befana è vecchia. E ancora: dove vive? È sposata? E come è suo marito? In questo libro c’è una risposta per ogni quesito i bambini possano mai porvi sull’argomento. Sempre la stessa filastrocca continua: “con le scarpe tutte rotte” e Anna Genni Miliotti ha scritto una simpatica storia illustrata da Cinzia Ghigliano in cui una bimba, Daria, si preoccupa delle scarpe rotte della Befana e decide di ricomprargliele. Ma chi vende le scarpe per una Befana? Nel volume “Le scarpe della Befana” (Interlinea) scopriremo chi aiuterà la piccola a trovarle.

Qualche volta però la simpatica nonnina diventa protagonista di storie che contengono una morale per noi adulti. Come quella raccontata dalla giornalista pesarese Giovanna Renzini nel libro “La Befana … senza calze” edito dalla casa editrice Neftasia. La trama si snoda attorno al cambiamento radicale che la Befana decide di applicare alla sua vita: basta vestiti logori e scarpe rotte, addio ai capelli scompigliati e alla faccia stanca, in un pomeriggio d’inverno Bef getta nel fuoco la sua scopa e non porta più le calze ai bambini, spendendo tutti i risparmi per comprare borse, scarpe e abiti alla moda, senza parlare poi degli esperti, che consulta per ringiovanire la propria immagine. Non più figura polverosa ma contagiata dalla società dell’immagine: indovinate dov’è la morale per noi adulti? Naturalmente, non tutto è perduto e lieto fine è assicurato. Del resto, come ogni volta che troviamo la calza della Befana con mille dolciumi.

Raimonda Granato

 
Di Admin (del 15/12/2009 @ 11:55:13, in curiosità , linkato 53 volte)
   Un bacio sotto al Vischio
Una volta, in un paesino di montagna, viveva un vecchio solitario, che aveva sempre anteposto il denaro e gli affari all'amore per il prossimo e per gli altri. Era talmente avido che spesso, durante la notte, si alzava per contare il suo denaro senza riuscire più ad addormentarsi, ed era cosìdisinteressato alle vicende altrui, che nessuno in paese gli voleva bene.
    Una notte di dicembre, era quasi Natale, dopo aver contato gli incassi della giornata e non riuscendo a prendere sonno, il vecchio decise di andare a fare una passeggiata. Nonostante fosse una nottebuia e fredda, in lontananza, si sentivano canti e risate di bambini. A un tratto, udì qualcuno che pronunciava il suo nome, gli chiedeva aiuto e lo chiamava "fratello". Non avendo né fratelli né sorelle, il vecchio sistupì molto della cosa. Per tutta la notte continuò ad ascoltare le voci che raccontavano storie tristi e allegre, tutte quelle storie di vita quotidiana da cui lui, da sempre, aveva deciso di stare alla larga, dinon interessarsene e scoprì la vita che si nascondeva dietro ogni persona. Iniziò a piangere, e pianse per tutta la notte senza mai smettere.
    La mattina dopo, le sue lacrime non erano sparite ma risplendevano appese al cespuglio sul quale lui si era appoggiato: era nato il vischio. L'usanza nordica vuole che il vischio, dono degli dei agli uomini, sia regalato all'inizio del nuovo anno come augurio e come oggetto magicoper scacciare demoni e malefici. Con questo significato, viene appeso nel periodo natalizio sugli usci e alle finestre comepotente talismano. Per una coppia, il gesto di baciarsi sotto al vischio sta a significare l'imminenza delle loro nozze (di solito entro l'anno).
Fonte: www.bambinopoli.it
 
                                

La Festa della Mamma, una ricorrenza dalle antiche origini che accomuna tutti i paesi del mondo

     Quella dedicata alle mamme è una festa che si celebra in tutto il mondo.

     In Italia la festa della mamma, fissata inizialmente per l’8 maggio, cade ora la seconda domenica di maggio, come in America; viene celebrata in questo mese perché una lunga tradizione vuole che esso sia il mese dei fiori.

    Da qui deriva l’usanza di regalare alle mamme per l’occasione le rose, fiori dedicato alla Madonna, simboleggiante l’amore, ma anche la bellezza e la semplicità.

    Le origini di questa ricorrenza risalgono all’antichità, quando presso le civiltà contadine politeiste di Greci e Romani essa veniva celebrata nei periodi dell’anno come il mese di maggio che, segnando il momento di passaggio dall’inverno all’estate, significavano l’ingresso in un periodo di prosperità e risveglio della natura.

    Essa nacque quindi in stretta connessione con i riti di celebrazione delle divinità legate alla fertilità, in particolare con quelli dedicati alla “Grande Madre“, mamma intesa come divinità femminile venerata perché considerata portatrice di vita e fertilità.

    Gli antichi Greci celebravano invece la festa in onore della dea Rea, madre di tutti gli Dei, dedicata per questo a tutte le madri.

    Nel corso dei secoli la festa della mamma ha perso l’originale connotazione religiosa per assumerne una civile e si è legata a varie forme di celebrazione, tra cui anche la sagra.

    L’ufficializzazione della Festa della mamma come festa civile avvenne nel 1907 negli Stati Uniti, quando Anna Jarvis, una donna di Philadelphia molto attaccata alla madre, iniziò dopo la sua morte a spedire lettere a ministri e membri del congresso nelle quali chiedeva che nel calendario fosse inserito un giorno festivo nazionale dedicato a tutte le mamme.

    Fu così che il 10 maggio del 1908 a Grafton e poi, l’anno successivo, a Filadelfia, venne celebrata la prima festa della mamma.

    Nel 1914 una delibera emessa dal presidente Wilson ufficializzò la festa della mamma come manifestazione pubblica dedicata alla celebrazione dei sentimenti di amore e riconoscenza per le madri del Paese, e di speranza per la pace; la data stabilita fu la seconda domenica di maggio.

    In Italia la festa della mamma venne celebrata per la prima volta ad Assisi nel 1957, da don Otello Migliosi, parroco del piccolo borgo di Tordibetto.

    La festa, diffusa anche negli altri paesi del mondo, viene festeggiata in diverse date; tra queste ricordiamo la seconda domenica di Febbraio in Norvegia, la seconda di Ottobre in Argentina e l’ultima domenica di maggio in Francia, dove la festa della mamma è vissuta come compleanno della famiglia. Danimarca, Finlandia, Turchia, Australia e Belgio festeggiano la mamma nello stesso giorno di Italia ed America, la seconda domenica del mese di maggio.

    Fonte:www.sdamy.com

 
                                   

    La parola confetto deriva da “confectum”, participio passato di conficere, ossia preparato, confezionato.
    Nel Medioevo ci si riferiva con questo termine alle confetture o alla frutta secca ricoperta di miele, non al confetto così come lo conosciamo oggi.

    Ma allora quando nasce il confetto? Questa è una domanda a cui non

è facile rispondere, è davvero difficile collocare in un’epoca ben precisa la nascita di questo dolciume. Sembra che il primo confetto fosse indirizzato a fini terapeutici (il preparato medicinale era ricoperto da un guscio dolce, per renderlo più gradevole ), e pare che sia stato inventato da un arabo di nome Al Razi. Al di là, però di questa piccola curiosità secondo alcuni storici la nascita del confetto risale al 1200 periodo in cui mandorle anici ecc venivano ricoperte da uno strato di miele indurito, quindi questi prodotti rappresentano l’antenato del confetto così come lo conosciamo oggi. Questi dolcetti erano molto apprezzati dalle famiglie nobili che di solito li conservavano in dei preziosi cofanetti decorati che successivamente avrebbero dato vita alle bomboniere ( circa due secoli più tardi ).
    Di tali prodotti si ha notizia a Venezia a partire dal 1200 (come già evidenziato) dove arrivavano dai mercati dall’estremo oriente, era, infatti, in uso nell’impero bizantino gettare questi dolcetti dai balconi nobiliari sul popolo festante durante i festeggiamenti carnasciali.

    Ma se andiamo ancora più indietro nel tempo secondo alcuni l’origine dei confetti è da far risalire addirittura al periodo romano, quando per festeggiare nascite e matrimoni si usava lanciare dei bon bon realizzati con anime di mandorle, miele e farina.

    Fino adora però si è parlato di confetti fatti col miele non con lo zucchero e questo perché dobbiamo aspettare il tardo 400 quando lo zucchero venne esportato dalle Indie occidentali. Da quel momento in poi diventerà protagonista assoluto nel processo di dolcificazione, relegando il miele ad un ruolo marginale. Poeti e scrittori come Il Leopardi, Carducci, Verga, Pascoli,e D’annunzio hanno citato i confetti come dolci che arricchiscono pranzi importanti e cerimonie solenni, ed inoltre non dobbiamo dimenticare che ad ogni festività corrisponde un colore di confetto differente. La tradizione vuole che il confetto usato per il matrimonio sia bianco, ad indicare la purezza della sposa. Il rito del lancio dei confetti all’uscita del corteo dalla chiesa veniva chiamato “sciarra”, ossia rissa, riferito ai ragazzi che dopo il lancio accorrevano a raccogliere i dolci creando confusione.

    Nel battesimo i confetti invece saranno rosa per le bambine, ad indicare il colore del sangue e quindi la fertilità femminile, e azzurri per i maschietti ad indicare il colore del cielo e quindi la futura elevatezza morale. Alle nozze d’oro i confetti color oro , a quelle d’argento i confetti argentati, per la laurea rossi, per le promesse di matrimonio verdi e via di seguito.

 

 

    Per quanto riguarda il matrimonio, non tutti sanno che per secondo una  vecchia tradizione, ogni anniversario c’è un diverso colore di confetto. Ve lo proponiamo di seguito.

     I colori dei confetti nella tradizione

1 Anno

Nozze di Cotone

Rosa

5 Anni

Nozze di Seta

Fuxia

10 Anni

Nozze di Stagno

Giallo

15 Anni

Nozze di Porcellana

Beige

20 Anni

Nozze di Cristallo

Luce

25 Anni

Nozze d' Argento

Argento

30 Anni

Nozze di Perle

Mare

35 Anni

Nozze di Zaffiro

Blue

40 Anni

Nozze di Smeraldo

Verde

45 Anni

Nozze di Rubino

Rosso

50 Anni

Nozze d' Oro

Oro

     fonte: www.crispoconfetti.com

 
              

    L’usanza di indossare il velo nuziale si tramanda da generazioni e generazioni ma pochi di coloro che ne fanno uso conoscono il vero significato ed il vero motivo per cui veniva usato. Ai tempi degli antichi romani i matrimoni erano spesso combinati dalle famiglie, sia per motivi politici, sia per motivi di interesse. Proprio per questo motivo i due sposi fino al giorno del si non si incontravano e, i genitori degli sposi, coprivano il volto della sposa con un velo in modo da coprire le sembianze reali. In questo modo lo sposo, una volta sull'altare, non poteva più tornare indietro perchè ormai la cerimonia era iniziata. Col tempo il velo nuziale ha assunto un significato ben diverso. Esso per un certo periodo ha rappresentato la purezza della sposa, ma al giorno d’oggi viene indossato più che altro come elemento decorativo dell’abito da sposa, una sorta di “di più”. Si indossa il velo sull’abito da sposa per tradizione o semplicemente per questioni di gusto personale. Quello che pochi sanno è che anche per quanto riguarda il velo della sposa esistono vari tipi tra cui scegliere. Ad ogni sogno d’altare corrisponde il suo velo. C’è chi si sveglia d’improvviso perchè è inciampata in chilometri di tulle, chi si sveglia quando lo sposo solleva la velina per il bacio, e chi proprio non riesce a trovare il velo ideale. Ecco un semplice schema sulle lunghezze del velo da sposa, per farvi arrivare all’altare preparate, e coronare il sogno senza inconvenienti.

     • Velo a velina, scusate il gioco di parole: corto, semplice e reclinabile all’indietro a fine cerimonia.

    • Velo lunghezza spalle, eventualmente farcibile con la velina di cui sopra.

    • Velo al gomito: ideale per le spose basse poichè non le avvolge di strati di stoffe e tulle.

    • Velo da Valzer, detto anche velo al pavimento, lungo quanto basta per l’effetto scenico del mantello mentre ballate, ma corto al millimetro per evitare scivolate.

    • Velo Cappella: tocca il pavimento e il velo esterno è di solito imbottito da altri due o tre strati interni; effetto bomboniera assicurato.

    • Velo Cattedrale: pomposo, esagerato, infinito. Il velo per eccellenza, lungo dall’altare almeno a metà della navata. Buona fortuna nel caso lo scegliate.

    Quale velo avete scelto o scegliereste? E perchè? Conoscete altri nomi o altre ragioni legate alle lunghezze del velo da sposa?

fonte:  www.pinkblog.it
 

Alle origini della parola

   La parola "pasqua" (pascha in greco e latino) è una traslitterazione dell'aramaico pasha che corrisponde all'ebraico pesah.

  L'etimologia di questa parola ebraica è incerta, ma pare che il suo significato fondamentale sia "passare oltre". Gli antichi amavano molto riflettere sul senso delle parole, anche se non sempre in modo rigorosamente scientifico. Anche i Padri della Chiesa si sono soffermati su questa questione assumendo posizioni diverse tra loro. Un primo gruppo di Padri - generalmente di tradizione asiana, come Melitone di Sardi, Ireneo, Ippolito, Tertulliano - collegano il termine pascha con il verbo greco páschein, soffrire, riferendolo quindi alla passione (páthos) di Cristo. Benché piuttosto ingenua, questa spiegazione coglie però quello che era il senso giudaico della pasqua. In effetti nel giudaismo "pasqua" era diventato sinonimo di agnello pasquale, da cui le espressioni "immolare la pasqua", "mangiare la pasqua", che troviamo anche nel Nuovo Testamento (Mt 26, 17; Mc 14, 12; Gv 18, 28). Questa spiegazione mette in risalto il senso tipologico dell'agnello ponendo l'accento sulla passione del Signore nel suo significato salvifico. Da qui il tema della Pasqua come salvezza (sotería).

   Un secondo gruppo (gli alessandrini, con Origene e la maggioranza dei Padri orientali e occidentali) trova un'etimologia più esatta nel termine "passaggio" (diabasis, transitus). Soggetto diventa il popolo che "passa" dalla schiavitù dell'Egitto alla Terra promessa attraverso il Mar Rosso. In questo caso viene sottolineata la tipologia battesimale, poiché con il battesimo si "passa" dalla schiavitù del peccato e dei vizi e si entra nella Chiesa. Applicata a Cristo, questa etimologia indicherà il suo "passaggio" da questo mondo al Padre, e quindi la sua passione-risurrezione, secondo le parole di Agostino.

    Un terzo gruppo, più esiguo (scrittori di area palestinese-antiochena, come lo pseudo-Origene, Apollinare di Laodicca, Teodoreto di Ciro, Procopio di Gaza), intende pascha come "passar-oltre" (hypérbasis) e pone come soggetto "l'angelo sterminatore" che, vedendo il sangue dell'agnello, "passa oltre" le case degli Ebrei, procurando loro la salvezza. Oppure è Cristo stesso che, con la sua passione e risurrezione, è "passato oltre" i limiti della morte e comunica questo dono ai credenti in lui. "Cristo - scrive Apollinare di Laodicea - non ha mangiato la pasqua, ma è diventato egli stesso quella Pasqua, il cui compimento è nel Regno di Dio, quando passa oltre definitivamente la morte: ciò infatti indica la parola pasqua, che significa passar oltre" (Commento a Matteo, frammento 130).
   Fonte: www.nostreradici.it
 
Di Admin (del 22/02/2009 @ 10:05:15, in curiosità , linkato 66 volte)
                 
 

Il Matrimonio nei secoli


    antichità
   
Presso gli Antichi Egizi donne e uomini godevano di una relativa parità nel matrimonio; è stata l'unica civiltà a favorire e permettere i rapporti tra consanguinei. La sposa egizia indossava una "tunica" di sottile strato di lino finissimo, trasparente, con acconciature o parrucche dai vari ornamenti con bende dorate, fermagli, cerchi d'oro, fiori.
   Nell'antica Roma il matrimonio è visto come una sorta di promozione sociale per passare da una casta all'altra, valido anche per l'uomo. I matrimoni vengono combinati quando gli sposi sono ancora bambini. L'abito della sposa é di colore bianco, simbolo della sua verginità, chiusa da un nodo di Ercole che doveva essere sciolto soltanto dallo sposo.
   Altro accessorio molto importante era il "velo", che veniva tolto il giorno dopo la consumazione del matrimonio ed era di colore giallo zafferano, a simboleggiare il fuoco di Vesta, la dea che proteggeva il focolare domestico. Sui capelli, pettinati con sei trecce in onore delle vergini vestali, si posava una corona formata da gigli, grano, rosmarino e mirto (simboli di purezza, fertilità, virilità maschile e lunga vita).

   medio Evo e rinascimento
  
Nel Medioevo, a partire dal X-XI secolo, riconoscendo nel matrimonio l'alto significato, la Chiesa lo trasforma in una cerimonia religiosa, consolidando la sua autorità su questa istituzione, e bandisce le cerimonie civili. Nonostante ciò, il matrimonio avviene solo per motivi di denaro e di interesse, un modo per unire patrimoni e terreni. L'abito nuziale non segue regole precise: la sposa indossa il più bello che la famiglia può permettersi. L'uso dello strascico, o "coda", appare solo nel XVI secolo ed é rimasto uno degli elementi essenziali e classici per la gran parte degli abiti nuziali oggi. Dal modello di abito nuziale che la sposa porta si può desumere a quale classe sociale appartiene: quanto più lo strascico è lungo e decorato tanto più è sintomo di ricchezza e di prestigio sociale. Le maniche, solitamente molto attillate, costituiscono un vero e proprio tesoro per via dei suntuosi ricami e delle pietre preziose incastonate.
   Il primo abito da sposa documentato é quello della principessa Filippa, figlia di Enrico IV d'Inghilterra, che nel matrimonio con Erik di Danimarca nel 1406, indossò una tunica e un mantello di seta bianca bordati di pelliccia di vaio e di ermellino.

   età moderna
  
Nel Seicento, l'assolutismo reale porta i re a stabilire che bisogna avere un'amante. Chi è fedele alla propria moglie viene considerato uno stupido. Ma durante il secolo, la nuova borghesia nascente comincia a rendersi conto che questo tipo di idee e di costumi è figlia soprattutto della corruzione dei ricchi. In questo secolo, segnato da profonde lacerazioni religiose, le feste diventano più intime. Si investono soldi per il corredo e la dote, e l'abito il più bello, quasi sempre usato, viene utilizzato anche dopo il matrimonio.
   Il Settecento vede nelle Rivoluzioni americana e francese il primo tentativo delle masse e dei nuovi ceti di mettere da parte definitivamente l'arroganza e i valori dell'aristocrazia.        L'amore diventa importante per il matrimonio, ed entra tra i fondamentali diritti dell'uomo stabiliti dalle due rivoluzioni. In questo secolo si indossano splendide vesti dai motivi floreali; è in questo periodo che nasce il cosiddetto "stile impero" di origine francese, tagliato sotto il seno per evidenziare meno i fianchi larghi e l'addome pronunciato, realizzato con tinte pastello.

   ottocento
   Il periodo del romanticismo interpreta il matrimonio come naturale destinazione dell'amore, e al tempo stesso condanna ogni forma di unione determinata da altri intenti che porterebbe a sofferenze e lutti. Tutto il secolo si dibatte tra esaltare e glorificare gli amori impossibili ed indicare una buona strada per il matrimonio d'amore.
   Nell'Ottocento nascono anche una buona parte delle tradizioni, come l'abito lungo e bianco, il dolce, il ricevimento, i guanti.
   Il bianco diventa il colore prediletto, come simbolo di purezza. Trasparente, a volte inumidito, audace, il vestito viene indossato senza corsetti né altro. Nel rito civile, invece, l'aristocrazia preferisce il nero luccicante di paillettes, oppure i colori vivi fitti di perle e lustrini.

   età contemporanea
   Il Novecento è funestato da due tragiche guerre mondiali, che cambiano definitivamente, nel bene e nel male, i rapporti con gli altri e il modo di vivere. Il matrimonio diventa sempre di più qualcosa che si fa per amore e non per dovere o per interesse, anche se i matrimoni per aumentare il proprio patrimonio non spariscono del tutto.
   Negli anni Venti il vestito nuziale si fa più corto e si allunga il velo; interprete del nuovo stile femminile è senza dubbio Coco Chanel. A metà degli anni Trenta, il famoso matrimonio della principessa Marina di Grecia con il Duca di Kent (1934) lancia un nuovo look. La sposa indossa un abito a guaina di lamé bianco e argento, con lunghe maniche aderenti, e strascico fino a terra, in testa una tiara di diamanti con un velo di tulle lungo oltre tre metri.
   Con la seconda guerra mondiale si sente il dovere di rinunciare al matrimonio tradizionale. L'abito da sposa si noleggia, o si presta di famiglia in famiglia.
   Dopo la guerra, negli anni Cinquanta, Cristian Dior impone un'immagine femminile a vita sottile, seno alto e rotondo, gonna larga, con sottogonna, bustino aderente e ampia scollatura.
   Nel 1956 Grace Kelly sposa il principe Ranieri di Monaco: l'abito dell'attrice è confezionato con 25 metri di raso di seta, 25 di taffetas, cento metri di tulle e trecento metri di pizzo antico.
   Fino alla fine degli anni Sessanta i matrimoni rimangono cerimonie formali all'insegna della tradizione, poi con l'avvento del femminismo e con la rivoluzione sessuale l'abito non ha più uno stile preciso. Certo, la tradizione dell'abito bianco è ancora vivissima, ma ci sono spose che preferiscono legarsi all'uomo della propria vita in altri colori o con altri stili di abiti. Addirittura, vengono organizzati matrimoni particolari tematici, in costume medievale e rinascimentale.

   Fonte: www.sposipersempre.it

 
Di Admin (del 29/01/2009 @ 12:19:57, in curiosità , linkato 103 volte)

Il tatuaggio: ormai una moda diffusa







La parola "tatuaggio" deriva dal polinesiano "tatau", e sta ad indicare un disegno decorativo su una o più parti del corpo umano.

Il tatuaggio ha origini antichissime (ne è stato ritrovato uno sulla Mummia Otzi, risalente al 3.300 a.C.) ed è sempre stato carico di significati simbolici (religiosi, differenze di classe sociale, rituali, etc): ad oggi il tatuaggio si è diffuso come moda, come semplice ornamento del corpo (anche se c'è moltissima gente che ne fa una filosofia di vita).

Il tatuaggio viene effettuato, nella sua forma più difusa, introducendo nella pelle particolari sostanze colorate attraverso uno strumento apposito.

Quando si prende la decisione di tatuarsi, bisognerebbe pensarci attentamente, poichè il vero tatuaggio è permanente: se ci si fa prendere dal fatto di voler seguire la moda, un domani ci si potrebbe pentire e l'unico modo per rimuoverlo è attraverso il laser o la chirurgia, che non porta però a risultati ottimali.

Se non si è convinti completamente, è meglio fare un tatuaggio temporaneo o semipermanente:

I tatuaggi temporanei sono quelli che utilizzano colori naturali (come l'hennè) e durano pochi giorni, al massimo qualche settimana.

I tatuaggi semipermanenti hanno una durata maggiore, a seconda della profondità di introduzione del colore e del tipo di pigmento usato: per lo più questo tipo di tatuaggio viene utilizzato per il trucco (disegno delle sopracciglia e contorno labbra).

Questa diffusione di massa del tatuaggio ha, purtroppo, comportato che ci siano molti tatuatori "improvvisati": prima di affidarvi a qualcuno, assicuratevi che sia veramente un professionista, che utilizzi solo materiale sterilizzato e pigmenti di alta qualità.

Fonte: www.glamourage.it

 
Di Admin (del 22/01/2009 @ 11:15:49, in curiosità , linkato 146 volte)

    Un proverbio è qualcosa che racchiude, nel breve arco di una frase, la cosiddetta "saggezza popolare". Molti di noi parlano o ragionano seguendo i detti popolari, talvolta senza nemmeno rendersene conto. Il panorama culturale e letterario italiano offre un gran numero di queste massime, sui più svariati argomenti. E, ovviamente, il tema del matrimonio non poteva mancare tra questi.

    Vi proponiamo una serie di proverbi sul matrimonio, e di detti popolari in genere. Ne conoscete altri? quali sono i vostri preferiti? C'è un motto, un proverbio o un modo di dire che accompagna il vostro "modus vivendi"? A voi la parola...e buona lettura.

-Al mulino e alla sposa manca sempre qualche cosa

-Chi semina vento, raccoglie tempesta.

- Moglie bella, cattiva massaia.

- Sposati e vedrai, perderai il sonno e più non dormirai.

- E' più facile sposarsi male che mangiare bene.

- Chi per amor si piglia, per rabbia si scapiglia.

- Chi sposa il denaro prende cattiva moglie.

-Uomo avvisato, mezzo salvato.

-chi si somiglia si piglia.

- Nel marito prudenza, nella donna pazienza.

- La moglie bella ti fa far da sentinella.

- Ci voglion dieci orecchi per trovare una buona moglie.

- A cuor non si comanda.

- Chi si marita per amore, di notte ha piacere, e di giorno ha dolore.

- Chi nasce è bello, chi si sposa è buono e chi muore è santo.

- Dio li fa e poi li accoppia.

- Chi s' assomiglia si piglia.

- Donna sposa, sposa spesa, moglie maglio.

- Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca.

- Paese che vai usanza che trovi.

- Se son rose fioriranno, se son spine pungeranno.

- Tra moglie e marito non mettere il dito.

- Di venere e di marte ne' si sposa ne' si parte.

- Sposa bagnata sposa fortunata .

- Moglie e buoi…dei paesi tuoi.

Fonte: www.lavogliadi.com

 
                         

   Il gioco della tombola è un gioco di società che se non è giocata con un briciolo di simpatia ed ironia può risultare noioso.
   La tombola napoletana, ad esempio, se si gioca commentando i vari numeri estratti diventa molto divertente. Vi riporto qui a tergo un elenco con i numeri tradutti in napoletano col significato della smorfia.

1
L'Italia – L’Italia
 
2

La bambina – ‘a piccerella

 
3
La gatta – ‘a jatta
 
4
Il maiale – ‘o puorco
 
5
La mano – ‘a mana
 
6

Quello che    -      chella ca guarda n’terra

guarda a terra
7

Il vaso da notte – ‘o cantero

 
8
La Madonna – ‘a Maronna
 
9

La figliolanza – ‘a figliata

 
10
I fagioli – ‘e fasule
 
11
I topi- ‘e surice
 
12
I soldati – ‘e surdate
 
13
S.Antonio – Sant’Antonio
 
14
L'ubriaco – ‘o ‘mbriaco
 
15
Il ragazzo – ‘o guajone
 
16
Il sedere – ‘o culo
 
17

La disgrazia – ‘a disgrazia

 
18
Il sangue – ‘o sanghe
 
19
La risata – ‘a resata
 
20
La festa – ‘a festa
 
21

La donna nuda – ‘a femmina annura

 
22
Il pazzo – ‘o pazzo
 
23
Lo sciocco – ‘o scemo
 
24
Le guardie – ‘e gguardie
 
25
Natale - Natale
 
26

Piccola Anna - Nanninella

 
27
Il pitale – ‘o cantero
 
28
Il seno – ‘e zzizze
 
29

Il padre dei bambini – ‘o pate de’ creature

 
30

Le palle del tenente – ‘e ppalle d’o’ tenente

 
31

Il padrone di casa – ‘o padrone e’ casa

 
32

Il capitone – ‘o capitone

 
33

Gli anni di Cristo – ll’anne e’ Cristo

 
34
La testa – ‘a capa
 
35

L'uccello – l’auccelluzze

 
36

Le nacchere – ‘e ccastagnelle

 
37
Il monaco – ‘o monaco
 
38
Le botte – ‘e mmazzate
 
39

La fune alla gola – a funa n’gganne

 
40
L’ernia – a’ paposcia
 
41

Il coltello – ‘o curtiello

 
42
Il caffè – ‘o ccafè
 
43

Donna di facili costumi al balcone – Onna pereta fore o’ balcone

 
44

La prigione – ‘e ccancelle

 
45
Il vino – ‘o vino bbuono
 
46
Il denaro – ‘e denare
 
47
Il morto – ‘o muorto
 
48

Il morto che parla – ‘o morto che pparla

49

Il pezzo di carne – ‘o piezze e’ carne

 
50
Il pane – ‘o ppane
 
51

Il giardino – ‘o ciardine

 
52
La mamma – ‘a mamma
 
53
Il vecchio – ‘o viecchie
 
54

Il cappello – ‘o cappiello

 
55
La musica – ‘a musica
 
56
La caduta – ‘a caruta
 
57

Il gobbo – ‘o scartellato

 
58
La truffa – ‘o paccotto
 
59
I peli – ‘e pile
 
60
Il male – ‘o mmale
 
61

Il cacciatore – ‘o ccacciatore

 
62

Il morto ammazzato – ‘o morto acciso

63
La sposa – ‘a sposa
 
64

Il cappotto – ‘a sciammera

 
65
Il pianto – ‘o chianto
 
66

Le due zitelle – e’ ddoje zite

 
67
Il totano – ‘o totano
 
68

La zuppa cotta – ‘a zuppa cotta

 
69

Sottosopra – sott’ e’ ngoppa

 
70
Il palazzo – ‘o palazzo
 
71

L'uomo cattivo – ll’omme e’ mmerda

 
72

La meraviglia – ‘a meraviglia

 
73
L'ospedale – ‘o spitale
 
74
La grotta – ‘a rrotta
 
75

Pulcinella - Pullecenella

 
76
La fontana – ‘a funtana
 
77
I diavoli – e’ riavule
 
78

La bella figliola – ‘a bbella figliola

 
79
Il ladro – ‘o mariuolo
 
80
La bocca – ‘a vocca
 
81
I fiori – e’ sciure
 
82
La tavola
imbandita
83

Il cattivo tempo – ‘o mariuolo

 
84
La chiesa – ‘cchiesa
 
85

L'anima del purgatorio – ll’anema d’o’ priatorio

86
La bottega – ‘a puteca
 
87
I pidocchi – e’ perucchie
 
88

I caciocavalli – e’ casecavalle

 
89
La vecchia – ‘a vecchia
 
90
La paura – ‘a paura
 

 

 

Un proverbio è qualcosa che racchiude, nel breve arco di una frase, la cosiddetta "saggezza popolare". Molti di noi parlano o ragionano seguendo i detti popolari, talvolta senza nemmeno rendersene conto. Il panorama culturale e letterario italiano offre un gran numero di queste massime, sui più svariati argomenti. E, ovviamente, il tema del matrimonio non poteva mancare tra questi. Vi proponiamo una serie di proverbi sul matrimonio, e di detti popolari in genere. Ne conoscete altri? quali sono i vostri preferiti? C'è un motto, un proverbio o un modo di dire che accompagna il vostro "modus vivendi"? A voi la parola...e buona lettura.

-Al mulino e alla sposa manca sempre qualche cosa

-Chi semina vento, raccoglie tempesta.

- Moglie bella, cattiva massaia.

- Sposati e vedrai, perderai il sonno e più non dormirai.

- E' più facile sposarsi male che mangiare bene.

- Chi per amor si piglia, per rabbia si scapiglia.

- Chi sposa il denaro prende cattiva moglie.

-Uomo avvisato, mezzo salvato.

-chi si somiglia si piglia.

- Nel marito prudenza, nella donna pazienza.

- La moglie bella ti fa far da sentinella.

- Ci voglion dieci orecchi per trovare una buona moglie.

- A cuor non si comanda.

- Chi si marita per amore, di notte ha piacere, e di giorno ha dolore.

- Chi nasce è bello, chi si sposa è buono e chi muore è santo.

- Dio li fa e poi li accoppia.

- Chi s' assomiglia si piglia.

- Donna sposa, sposa spesa, moglie maglio.

- Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca.

- Paese che vai usanza che trovi.

- Se son rose fioriranno, se son spine pungeranno.

- Tra moglie e marito non mettere il dito.

- Di venere e di marte ne' si sposa ne' si parte.

- Sposa bagnata sposa fortunata .

- Moglie e buoi…dei paesi tuoi.

Fonte: www.lavogliadi.com

 
                      
                                                        My crib

   Il nome “presepe” viene del Vangelo di San Luca, in cui si racconta che la Madonna, dopo aver partorito, avvolse il piccolo Gesù nelle fasce e lo mise in un praesepe, vale a dire in una mangiatoia. L'invenzione del presepe come lo conosce oggi, è attribuita a San Francesco.

 

   Secondo la biografia del santo, due settimane prima del Natale del 1223 san Francesco si accordò con Giovanni Velita, signore di Greccio, per celebrare proprio nel paese umbro la nascita di Gesù, volendo ricreare non solo l'atmosfera di Betlemme ma anche i disagi vissuti dal bambinello. Così, con la partecipazione della popolazione, nacque il primo presepe vivente della storia.

    I PERSONAGGI DEL PRESEPE
   Gran parte delle ambientazioni tipiche del presepe non derivano dai Vangeli canonici, che parlano in modo vago della natività, ma da quelli apocrifi e da arcane tradizioni ormai dimenticate.
   Il bue e l'asinello, ad esempio, derivano da un'antica profezia d’Isaia: "Il bue ha riconosciuto il suo proprietario e l'asino, la greppia del suo padrone". Isaia, sebbene non si riferisse assolutamente alla nascita del Cristo, utilizzata l’immagine dei due animali come simbolo degli ebrei (rappresentati dal bue) e dei pagani (rappresentati dall'asino).
   La stalla o la grotta in cui Maria avrebbe dato alla luce il Messia non compare nei Vangeli canonici: anche quest'informazione arriva dai Vangeli apocrifi.  Non bisogna, inoltre, dimenticare che la grotta è un ricorrente simbolo mistico e religioso per molti popoli soprattutto del settore mediorientale: una delle più famose divinità persiane, Mitra, nacque proprio in una grotta, il 25 dicembre.
    LA TRADIZIONE
   Il Presepe, secondo la tradizione, deve essere fatto il giorno di San Nicola o di Santa Lucia (di sant'Ambrogio a Milano), lasciando però la mangiatoia vuota, che accoglierà il bambinello nella Notte di Natale. Il Presepe si completa il 6 di gennaio, con l'arrivo dei tre Re Magi venuti dall'Oriente a portare doni di oro, incenso e mirra a colui che la stella cometa aveva indicato come “Luce del mondo”.

   IL PRESEPE NELLA STORIA
   Primo esempio di presepe inanimato a noi pervenuto è quello che Arnolfo di Cambio scolpì nel legno nel 1280 e del quale oggi si conservano le statue residue nella cripta della Cappella Sistina di S. Maria Maggiore a Roma.
   Da allora e fino alla metà del 1400 gli artisti modellano statue di legno o terracotta che sistemano davanti ad un fondale riproduce un paesaggio, ambientazione della scena della Natività: i presepi, però, sono esposti solo all'interno delle chiese.
   Per i primi veri presepi occorre aspettare il XV secolo, quando si diffonde l'usanza di collocare nelle chiese grandi statue permanenti: uno dei più antichi, tuttora esistenti, è il presepe monumentale della Basilica di Santo Stefano a Bologna che è allestito ogni anno per Natale.
   Dal XVII secolo il presepe inizia a diffondersi anche nelle case, quelle dei nobili, sotto forma di "soprammobili" o di vere e proprie cappelle in miniatura, anche grazie all'invito del papa durante il Concilio di Trento ad incoraggiare questa pratica.
   Nel XVIII secolo, addirittura, a Napoli si scatena una vera e propria competizione fra famiglie su chi possieda il presepe più bello: in questo periodo il presepe napoletano raggiunge la celebrità che tutt'oggi conserva, conferendo al tradizionale presepe caratteristiche sempre più “umane”, con l'aggiunta di personaggi della quotidianità.

Fonte:www.formorefun.it

 

GALATEO DEL MATRIMONIO.

VI SPOSATE IN CHIESA?

Ecco alcune regole di "comportamento" per il gran giorno:

· Non sono ammessi ritardi, solo la sposa ha un margine di dieci minuti

· La Chiesa non dovrà presentarsi come una serra di fiori

· E' immancabile l'organo che accompagnerà la marcia nuziale. Dolce e commovente, il matrimonio, anche più modesto, vuol essere accompagnato da queste armonie ispirate e delicate, da questa musica che seguirà nel ricordo gli sposi

· Gli applausi saranno fatti solo al termine della cerimonia, esclusivamente all'uscita della Chiesa (diversi sacerdoti ammettono in ogni modo anche l'applauso in Chiesa, sempre però alla fine della cerimonia)

· Il lancio del riso avverrà naturalmente fuori della Chiesa mentre all'interno si potranno far distribuire dei fazzolettini con del riso; si eviteranno così pacchi di riso che rovineranno i vostri vestiti e le vostre chiome

· Per quanto riguarda la toilette nuziale in passato imponeva il velo e, di conseguenza, i fiori d'arancio. Per l'uomo l'abito nero, il tight, le scarpe nere, la cravatta grigia a nodo lungo. Adesso c'è ampia libertà di scelta sia per la donna sia per l'uomo, però ognuno sappia scegliere secondo l'età, la condizione sociale, il tipo d’invitati che saranno presenti

· Per la sposa vedova o signorina non più giovane che contrae nozze nell'età matura, vestirà in tailleur ed osserverà un’elegante semplicità anche per lo svolgersi della cerimonia; potrà fare un ricevimento elegante, ma farà a meno di paggetti e damigelle

· Per le fedi c'è una vasta scelta, l'importante è che siano in oro e che portino inciso il nome di lei sulla fede di lui e viceversa, e la data del matrimonio.

VI SPOSATE AL COMUNE?

Ecco alcune regole di "comportamento" per il gran giorno:

· Non presentatevi in ritardo

· Non invitate tante persone, poiché sarete in un luogo in cui, di solito, non ci sono grosse stanze

· Per le foto, l'illuminazione ed i fiori si dovranno seguire le disposizioni del Comune

· Alla fine della cerimonia offrirete un piccolo rinfresco per i pochi invitati e per i dipendenti del Comune.

ALCUNE REGOLE PER IL RICEVIMENTO

· Per il ristorante, si scelga possibilmente quello con tutti i comfort: aria condizionata, terrazze, giardini, animazione bambini, efficienza del personale

· Le foto con i parenti saranno fatte prima del pranzo, perché così nessuno sarà in disordine

· La torta nuziale sarà tagliata dalle mani congiunte degli sposi; le prime fette saranno offerte dalla sposa ai genitori ed ai testimoni, le seguenti saranno a cura del personale del ristorante

· Per la musica in sala, attenzione al volume troppo alto, potrebbe dar fastidio agli invitati

· Le bomboniere sceglietele di limonges o d’argento, per un tocco di lusso, altrimenti di porcellana inglese o di cristallo, per risparmiare. Potrete donare le bomboniere anche soltanto ai testimoni, e agli altri invitati i confetti

· Al brindisi, se uno di voi due è astemio, parteciperà ugualmente, limitandosi ad appoggiare solo sulle labbra il bicchiere. Infine non fate toccare fra di loro i bicchieri, ma fateli solo sfiorare. Le parole "cin cin" assolutamente da non dire.

Fonte: www.sposissimi.it

 

               TRADIZIONI NEL MONDO

    Descriviamo qui le tradizioni dei matrimoni nel mondo.
    La cerimonia secondo il rito ORTODOSSO è divisa in due parti, FIDANZAMENTO ed INCORONAZIONE.
    Il tutto sembra una rappresentazione teatrale, ogni gesto è ripetuto per tre volte.
I futuri sposi sono benedetti per tre volte dal sacerdote all'ingresso della chiesa, e dopo aver consegnato loro dei ceri accesi, gli sposi sono accompagnati all'altare porgendo loro gli anelli, d'oro per lui argento per lei.
    Dopo aver disegnato tre croci sulla fronte di ognuno gli anelli sono scambiati per tre volte tra i due sposi.
    L'incoronazione si svolge accanto alla TETRAPODION, piccolo altarino sul quale sono poggiati una coppa di vino e due corone che saranno posate sulle teste degli sposi.
Al termine di una danza rituale che i due novelli sposi ballano a mani legate da un fiocco, che simboleggia l'unione, attorno all'altarino il sacerdote toglie la corona prima allo sposo e poi alla sposa invitandoli a baciarsi.
    Il rito ortodosso non è riconosciuto dallo stato italiano, il riconoscimento avviene solo per le nozze civili tra appartenenti a questo culto.

    La cerimonia del rito MUSSULMANO raggiunge il culmine, la notte della festa nuziale, quando la donna giunge a casa dello sposo dove consumerà assieme al suo uomo latte e datteri.
    Questa cerimonia è molto suggestiva; vuoi per lo sfarzo dell'abito nuziale dove il colore dominante è il rosso insieme all'abbondare di gioielli di oro massiccio ed i tatuaggi all'henne su mani e piedi, vuoi per i festeggiamenti che continuano nei giorni seguenti.
    Per il diritto mussulmano, il matrimonio è un vero e proprio contratto, poiché è consentito avere contemporaneamente fino a quattro mogli.
    L'uomo, infatti, al momento del si fissa un compenso da pagare alla famiglia della sua sposa.
    Questa somma nella maggior parte dei casi è simbolica poiché sarà versata solo in caso di divorzio.

    La cerimonia del rito BUDDISTA è molto semplice, consiste nel bere sakè da tre diverse tazze, tre sorsi per volta a significare il passato, il presente e futuro.

    Infine il matrimonio GIAPPONESE, delusioni delle delusioni, è ridotto al rango di un appuntamento commerciale.
    Soprattutto gli abitanti delle città preferiscono i pacchetti tutto incluso proposti dai grandi alberghi.
    Su un catalogo specializzato si sceglie uno stile di matrimonio ad esempio scintoista, in mezza giornata si festeggia e dopo non rimane nulla di quello che è stato, tutto è stato affittato dalla sala per il banchetto alla camera nuziale fino all'abito tradizionale della sposa.

     Fonte:  Wikipedia

 

Il banchetto nuziale è stato, in tutte le epoche e presso tutte le classi, un importante occasione nella quale ai motivi festosi puramente gastronomici se ne intrecciavano altri che di culinario avevano ben poco: ostentazione di potenza e ricchezza, o comunque sforzo di affermazione sociale, elementi rituali e simbolici legati propriamente all’atto nuziale.

Tuttora, più di quanto non si creda, sedendosi a tavola durante un pranzo nuziale si partecipa ad un rito.

Ovviamente certi dati sono più evidenti in altre epoche quando le differenze tra i vari ceti erano molto più accentuate: accanto ai banchetti per le nozze tra case regnanti atti a dimostrare potenza e ricchezza ma allo stesso tempo passione per il lusso sfrenato, troviamo esempi di nozze tra contadini che suggellavano il loro patto di nozze con banchetti ben più modesti e lontani da sfarzo e lusso.

In ogni caso, nonostante sfarzo e lusso siano tipici di ogni età, il trionfo del pranzo nuziale scenografico fu quello che si tenne nel 1600 a Palazzo Vecchio a Firenze per il matrimonio di Maria de Medici e il Re di Francia Enrico IV, che rimase nella storia soprattutto per le meraviglie teatrali escogitate dal famoso architetto Buontalenti, e per le statue di zucchero modellate dal Giambologna. Pare che, dopo la frutta, calarono dal soffitto nubi rigonfie con Giunone e Minerva, ed al loro dileguarsi le tavole erano cambiate a vista con altre di specchi e di cristalli, che a loro volta si trasformarono in boschetti con valli, siepi e fontane.

Al Medioevo ed al Rinascimento, epoche in cui allegorie e simbolismi la facevano da padroni in ogni momento della vita umana, risalgono molte delle usanze osservate ancora oggi durante i pranzi nuziali. Oltre al numero dei convitati, che non deve essere mai dispari, è molto importante la presenza di dolci e zuccherini, gli attuali confetti, come simbolo di un dolce e lieto futuro. Inoltre, non possono mancare alcuni frutti come la mela, simbolo della dedizione della sposa, e la melagrana, simbolo della fertilità. Devono essere in tavola anche cibi piccanti ed afrodisiaci per propiziare l’atto fisico dell’unione.

In tutte le epoche, e nei limiti dei loro mezzi, come abbiamo già detto, anche la borghesia e le classi popolari hanno dato grande importanza ai banchetti nuziali.

Famose, per esempio, nella tradizione popolare Italiana, le cosiddette “Panarde” Abruzzesi, consacrate alla letteratura da Edoardo Scarfoglio e che si svolgono in modo analogo ancora oggi.

A loro volta, piccola nobiltà e borghesia agiata di toga e di commercio, non scherzavano. Basti ricordare il banchetto tenutosi a Verzago nel 1569 per il matrimonio di Ippolita Dugnani con il conte Ottavio Giovio, durante il quale furono servite cinque portate rispettivamente di 145, 105, 105, 140 e 110 piatti ciascuna.

fonte: www.giallozafferano.it

 
Di Admin (del 04/07/2008 @ 10:18:06, in curiosità, linkato 108 volte)

Questi giorni caratterizzati da pericolose confusioni e dannosi dubbi, nonché intrisi da latte alla diossina, possono essere “addolciti” dal rintracciare qualche notizia relativa alle antichissime e nobilissime origini di uno dei prodotti più famosi del nostro ricchissimo patrimonio gastronomico: la nostra amata mozzarella.

Già Plinio il Vecchio aveva descritto un “apprezzatissimo” formaggio della zona degli attuali Mazzoni (“laudatissimum caseum” del Campo Cedicio, identificabile con le aree tra Mondragone ed il Volturno).
In un documento del XII secolo, poi, si trova un riferimento ad “una mozza o provatura” con un pezzetto di pane che era la prestazione che i monaci del monastero di S. Lorenzo in Capua davano “in agnitionem domini” al Capitolo Metropolitano il quale ogni anno, per antica tradizione, nella quarta fiera delle legazioni, recatasi processionalmente in quella Chiesa.
In un libro di cucina del XVI secolo, però, viene citata, per la prima volta, la “mozzarella”: il termine fa riferimento al verbo “mozzare” e si riferisce al taglio che veniva effettuato, spesso con le mani, delle “provature”, formaggi freschi di paste molli che si preparavano nel Napoletano preferibilmente con il latte di bufala. Col tempo la mozzarella restò un formaggio fresco e la provola, affumicata nella sua “salsa” per più di due ore, poteva essere conservata per un periodo maggiore. Come per gli altri prodotti dell’agricoltura e dell’economia legati al territorio napoletano e campano, anche nel caso delle mozzarelle fu importante il ruolo svolto dai Borbone. Proprio a Carditello, nei pressi di Capua, verso la metà del Settecento furono avviati i lavori per la costruzione del Reale Sito.
Significativa la descrizione che ne fa il grande paesaggista Philipp Hackert: “Il re fece costruire a Carditello un grande casino di caccia o, meglio, una residenza di caccia. Furono progettate molte stalle, alcune per i cavalli e altre per le mucche che erano più di duecento. Nella fattoria adiacente si faceva del buon burro e formaggio parmigiano e nella panetteria si preparava il pane per i lavoratori, diverse altre costruzioni furono destinate all’economia agricola; vennero allestite anche abitazioni per coloro che vivevano sul posto durante l’inverno”.
Gli acquitrini della zona costituivano l’habitat ideale per alcune specie di volatili come fagiani e beccacce e degli stessi bufali, dalle cui femmine si ricavava (e si ricava ancora oggi) il latte necessario a produrre la mozzarella.

Ferdinando IV portò a termine la costruzione e l’attivazione dell’azienda agricola e del caseificio in essa incluso con un decisivo miglioramento della razza bufalina e dei prodotti ad essa legati. Il complesso si estendeva per circa 300 metri di lunghezza e ogni ambiente era in stretta connessione con gli altri, a testimonianza (come per la Reggia di Portici) dell’assenza di barriere tra la corte e la comunità. Dopo l’unificazione italiana Carditello fu abbandonato e diversi affreschi raffiguranti i sovrani furono completamente cancellati. Dopo alcuni recenti restauri nei prossimi mesi si deciderà la destinazione dell’intero sito.

Grazie alla gentile collaborazione del dott. G. DE Tommaso.


 
Di Admin (del 07/06/2008 @ 00:10:00, in curiosità, linkato 192 volte)



Perchè la sposa viene accompagnata dalle damigelle d'onore?

Questa usanza arriva dall'Egitto, era infatti costume degli antichi egizi far vestire come la sposa molte ragazze, in mezzo alle quali la sposa stessa si mescolava.

Questo per confondere gli spiriti maligni che avessero voluto portare malaugurio, ed impedirgli di individuare la sposa nel coro di ancelle.

Ai giorni nostri le damigelle sono di solito bambine che reggono il velo e creano un'atmosfera elegante.

fonte: www.lascatoladeisegreti.it

 
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Vincenzo Clemente
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Gli effetti delle immagini in bianco e nero, specie nella ritrattistica, raggiungono esiti artistici in un magistrale utilizzo delle luci che accarezzano, evidenziano e colorano i tratti caratterizzanti i singoli soggetti colti con discrezione nelle loro più autentiche espressioni dall'obiettivo di Vincenzo.

Domenico Raio

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sei bellissima!!
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