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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Afrodite Callipige Soprannome attribuito alla figura, erroneamente ritenuta copia di una famosa statua di un tempio di Siracusa, per il movimento lezioso della dea, il cui volgersi a rimirare le forme nude ( kallipygos = dal bel sedere ) è tipico del gusto malizioso e leggero del c.d. ''rococò'' ellenistico della metà del II secolo a.C. ed ispirò numerose rielaborazioni moderne, tra cui una di Canova.
 Landscape - The bride and groom on the terrace of the park Virgiliano, Posillipo. Vesuvius in the background.
Di Admin (del 24/02/2009 @ 11:56:55, in Video, linkato 51 volte)
Gli sposi all'ingresso di Villa Cilento
Di Admin (del 19/02/2009 @ 09:58:16, in Video, linkato 75 volte)
 Atlante Farnese E' una delle più complete rappresentazioni note dello Zodiaco pervenuteci dall'antichità questa della volta celeste sulle spalle dell'Atlante Farnese, probabilmente facente in origine parte della decorazione della biblioteca nel Foro di Traiano. Non mancano varie repliche a dimostrare che l'originale era una famosa statua ellenistica, che ci piacerebbe immaginare creata in un grande centro scientifico ellenistico, come il Museo di Alessandria.
Di Admin (del 17/02/2009 @ 00:00:00, in Novità, linkato 75 volte)
Un nuovo tessuto per proteggersi dal caldo
Si chiama "Cool Effect" ed è un nuovo tessuto brevettato e firmato da Ermenegildo Zegna che garantisce la protezione dal calore del sole.
"Cool Effect" è stato presentato dalla casa di moda alla Fiera di Si chiama " Cool Effect" ed è un nuovo tessuto brevettato e firmato da Ermenegildo Zegna che garantisce la protezione dal calore del sole.
"Cool Effect" è stato presentato dalla casa di moda alla Fiera di Milano (dove si trovano tutte le novità del settore del tessile), ed è una grande scoperta.
A quanto pare, gli abiti realizzati con questo particolare tipo di tessuto, avrebbero la proprietà di abbassare la temperatura percepita di circa 10 gradi: vale a dire che se fuori si registrano 36 gradi, il corpo ne percepirà solo 26.
E questa cosa vale anche per gli abiti di colore scuro (grigio, nero, etc), che solitamente hanno l'effetto contrario: il procedimento di realizzazione di questo particolare tessuto è assolutamente segreto.
Fonte: www.glamourage.it
Di Admin (del 16/02/2009 @ 10:11:52, in foto, linkato 56 volte)
Sara e Raffaello
La basilica di San Francesco di Paola è una tra le più caratteristiche e celebri chiese di Napoli.
È situata al centro del lato curvo di piazza del Plebiscito, davanti al Palazzo Reale.
Nel 1809 Gioacchino Murat ordinò la demolizione degli antichi conventi del "Largo di Palazzo", attuale piazza del Plebiscito, e bandì un pubblico concorso per la realizzazione di una nuova piazza. All'architetto Leopoldo Laperuta fu affidata la costruzione dell' ampio portico a emiciclo sorretto da 38 colonne giganti di ordine dorico; esso doveva fronteggiare Palazzo Reale e rifarsi alla tradizione antica delle piazze porticate, luogo delle attività politiche, economiche, sociali e culturali della città.
Nel 1815 il re Ferdinando I delle Due Sicilie decise l'edificazione della basilica come ringraziamento a san Francesco di Paola per la riconquista del regno: nel 1817 fu indetto un nuovo concorso, che fu vinto dall'architetto svizzero Pietro Bianchi, il quale mostrò nella realizzazione della nuova chiesa grandi qualità ingegneristiche, attestate dalla solidità dell'opera e dall'intelligenza delle soluzioni tecniche [1].
I lavori furono ultimati nel 1824, ma solo nel 1836 la chiesa venne inaugurata da papa Gregorio XVI, che le conferì il titolo di basilica, la rese indipendente dalla curia arcivescovile di Napoli e concesse il privilegio ai suoi ministri di officiare con l'altare rivolto verso i fedeli.
La chiesa per la sua forma circolare ricorda il Pantheon di Roma. La facciata è preceduta da un pronao formato da sei colonne e due pilastri di ordine ionico, che reggono un architrave sul quale è scolpita la dedica «D.O.M.D. FRANCISCO DE PAULA FERDINANDUS I EX VOTO A MDCCCXVI».
Il pronao è sormontato da un timpano classicheggiante ai cui vertici sono collocate le statue raffiguranti la Religione, tra San Francesco di Paola a sinistra, titolare della chiesa, e San Ferdinando, a destra, in onore del re Ferdinando. Il pronao è accessibile sia dal porticato, che dalla scalinata che sale dalla piazza. Nel porticato si trovano le statue delle quattro virtù cardinali e delle tre virtù teologali, mentre ai lati della scalinata avrebbero dovuto essere collocate due statue raffiguranti la Pietà e la Costanza, che simboleggiavano le virtù manifestate dal re e da Ferrante d'Aragona: al loro posto si decise invece di collocare le due statue equestri nella piazza, raffiguranti il re Ferdinando (opera di Antonio Canova) e il padre, Carlo III di Spagna (opera di Antonio Calì).
La chiesa è sormontata da tre cupole: quella centrale, alta 53 metri, è stata costruita su un alto ed ampio tamburo.
Si entra in un atrio, fiancheggiato da due cappelle; in quella a destra vi è un'opera giovanile di Luca Giordano, con Sant'Onofrio Orante.
Al centro la rotonda, dal diametro di 34 m, è coperta dalla cupola sorretta da 34 colonne di ordine corinzio alte 11 m e con fusti in marmo di Mondragone alternate ad altrettanti pilastri.
Sopra il colonnato vi sono le tribune di corte e lungo le pareti, da destra, otto statue: San Giovanni Crisostomo opera di Gennaro Calì, Sant'Ambrogio di Tito Angelini, San Luca di Antonio Calì, San Matteo, di Carlo Finelli, San Giovanni Evangelista, di Pietro Tenerani, San Marco di Giuseppe de Fabris, Sant'Agostino di Tommaso Arnaud e Sant'Attanasio di Angelo Solani.
Agli altari delle cappelle si trovano, da destra, i seguenti dipinti: San Nicola da Tolentino e San Francesco di Paola che riceve da un angelo lo stemma della carità, di Nicola Carta, l'Ultima comunione di San Ferdinando di Castiglia di Pietro Benvenuti, il Transito di San Giuseppe di Camillo Gerra, l'Immacolata e morte di Sant'Andrea Avellino di Tommaso de Vivo.
Di fronte all'ingresso, l'altare maggiore, opera di Anselmo Cangiano del 1641, qui trasferito nel 1835 dalla chiesa dei Santi Apostoli, ricco di lapislazzuli e di pietre preziose. Ai lati due Angeli Teofori in cartapesta dorata.
Nell'abside San Francesco di Paola resuscita un morto, tela di Vincenzo Camuccini. Nella sagrestia, l'Immacolata di Gaspare Landi e la Circoncisione di Antonio Campi.
Fonte. WWW.wikipedia.it
Di Admin (del 11/02/2009 @ 11:20:43, in Video, linkato 59 volte)
Il Matrimonio nei secoli
antichità Presso gli Antichi Egizi donne e uomini godevano di una relativa parità nel matrimonio; è stata l'unica civiltà a favorire e permettere i rapporti tra consanguinei. La sposa egizia indossava una "tunica" di sottile strato di lino finissimo, trasparente, con acconciature o parrucche dai vari ornamenti con bende dorate, fermagli, cerchi d'oro, fiori. Nell'antica Roma il matrimonio è visto come una sorta di promozione sociale per passare da una casta all'altra, valido anche per l'uomo. I matrimoni vengono combinati quando gli sposi sono ancora bambini. L'abito della sposa é di colore bianco, simbolo della sua verginità, chiusa da un nodo di Ercole che doveva essere sciolto soltanto dallo sposo. Altro accessorio molto importante era il "velo", che veniva tolto il giorno dopo la consumazione del matrimonio ed era di colore giallo zafferano, a simboleggiare il fuoco di Vesta, la dea che proteggeva il focolare domestico. Sui capelli, pettinati con sei trecce in onore delle vergini vestali, si posava una corona formata da gigli, grano, rosmarino e mirto (simboli di purezza, fertilità, virilità maschile e lunga vita).
medio Evo e rinascimento Nel Medioevo, a partire dal X-XI secolo, riconoscendo nel matrimonio l'alto significato, la Chiesa lo trasforma in una cerimonia religiosa, consolidando la sua autorità su questa istituzione, e bandisce le cerimonie civili. Nonostante ciò, il matrimonio avviene solo per motivi di denaro e di interesse, un modo per unire patrimoni e terreni. L'abito nuziale non segue regole precise: la sposa indossa il più bello che la famiglia può permettersi. L'uso dello strascico, o "coda", appare solo nel XVI secolo ed é rimasto uno degli elementi essenziali e classici per la gran parte degli abiti nuziali oggi. Dal modello di abito nuziale che la sposa porta si può desumere a quale classe sociale appartiene: quanto più lo strascico è lungo e decorato tanto più è sintomo di ricchezza e di prestigio sociale. Le maniche, solitamente molto attillate, costituiscono un vero e proprio tesoro per via dei suntuosi ricami e delle pietre preziose incastonate. Il primo abito da sposa documentato é quello della principessa Filippa, figlia di Enrico IV d'Inghilterra, che nel matrimonio con Erik di Danimarca nel 1406, indossò una tunica e un mantello di seta bianca bordati di pelliccia di vaio e di ermellino.
età moderna Nel Seicento, l'assolutismo reale porta i re a stabilire che bisogna avere un'amante. Chi è fedele alla propria moglie viene considerato uno stupido. Ma durante il secolo, la nuova borghesia nascente comincia a rendersi conto che questo tipo di idee e di costumi è figlia soprattutto della corruzione dei ricchi. In questo secolo, segnato da profonde lacerazioni religiose, le feste diventano più intime. Si investono soldi per il corredo e la dote, e l'abito il più bello, quasi sempre usato, viene utilizzato anche dopo il matrimonio. Il Settecento vede nelle Rivoluzioni americana e francese il primo tentativo delle masse e dei nuovi ceti di mettere da parte definitivamente l'arroganza e i valori dell'aristocrazia. L'amore diventa importante per il matrimonio, ed entra tra i fondamentali diritti dell'uomo stabiliti dalle due rivoluzioni. In questo secolo si indossano splendide vesti dai motivi floreali; è in questo periodo che nasce il cosiddetto "stile impero" di origine francese, tagliato sotto il seno per evidenziare meno i fianchi larghi e l'addome pronunciato, realizzato con tinte pastello.
ottocento Il periodo del romanticismo interpreta il matrimonio come naturale destinazione dell'amore, e al tempo stesso condanna ogni forma di unione determinata da altri intenti che porterebbe a sofferenze e lutti. Tutto il secolo si dibatte tra esaltare e glorificare gli amori impossibili ed indicare una buona strada per il matrimonio d'amore. Nell'Ottocento nascono anche una buona parte delle tradizioni, come l'abito lungo e bianco, il dolce, il ricevimento, i guanti. Il bianco diventa il colore prediletto, come simbolo di purezza. Trasparente, a volte inumidito, audace, il vestito viene indossato senza corsetti né altro. Nel rito civile, invece, l'aristocrazia preferisce il nero luccicante di paillettes, oppure i colori vivi fitti di perle e lustrini.
età contemporanea Il Novecento è funestato da due tragiche guerre mondiali, che cambiano definitivamente, nel bene e nel male, i rapporti con gli altri e il modo di vivere. Il matrimonio diventa sempre di più qualcosa che si fa per amore e non per dovere o per interesse, anche se i matrimoni per aumentare il proprio patrimonio non spariscono del tutto. Negli anni Venti il vestito nuziale si fa più corto e si allunga il velo; interprete del nuovo stile femminile è senza dubbio Coco Chanel. A metà degli anni Trenta, il famoso matrimonio della principessa Marina di Grecia con il Duca di Kent (1934) lancia un nuovo look. La sposa indossa un abito a guaina di lamé bianco e argento, con lunghe maniche aderenti, e strascico fino a terra, in testa una tiara di diamanti con un velo di tulle lungo oltre tre metri. Con la seconda guerra mondiale si sente il dovere di rinunciare al matrimonio tradizionale. L'abito da sposa si noleggia, o si presta di famiglia in famiglia. Dopo la guerra, negli anni Cinquanta, Cristian Dior impone un'immagine femminile a vita sottile, seno alto e rotondo, gonna larga, con sottogonna, bustino aderente e ampia scollatura. Nel 1956 Grace Kelly sposa il principe Ranieri di Monaco: l'abito dell'attrice è confezionato con 25 metri di raso di seta, 25 di taffetas, cento metri di tulle e trecento metri di pizzo antico. Fino alla fine degli anni Sessanta i matrimoni rimangono cerimonie formali all'insegna della tradizione, poi con l'avvento del femminismo e con la rivoluzione sessuale l'abito non ha più uno stile preciso. Certo, la tradizione dell'abito bianco è ancora vivissima, ma ci sono spose che preferiscono legarsi all'uomo della propria vita in altri colori o con altri stili di abiti. Addirittura, vengono organizzati matrimoni particolari tematici, in costume medievale e rinascimentale.
Fonte: www.sposipersempre.it
Il Toro Farnese Questa opera, rinvenuta nella palestra delle terme di Caracalla in Roma, rappresenta il mito del supplizio di Dirce. Costei, avendo inflitto vari tormenti ad Antiope, viene punita dai figli di quella, Anfione e Zeto, che la legano alle zampe di un toro infuriato perchè questi ne faccia strazio. Un'opera famosa di questo soggetto degli scultori rodii Apollonio e Taurisco della fine del II sec. a. C., fu portato a Roma ad opera di Asinio Pollione. Nel gruppo Farnese, una delle più grandi sculture pervenuteci dall'antichità, è stato ora visto l'originale, ora una replica di età giulio-claudia, ora una replica di età severiana. Il confronto con repliche in pittura mostra che si tratta di una copia che conserva la composizione piramidale dell'originale, con l'aggiunta di figure accessorie, come Antiope e un giovane pastore.
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Vincenzo Clemente
FOTOGRAFO
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" Fotografare è
trattenere il respiro
quando tutte le nostre
facoltà convergono
per captare la realtà fugace;
a questo punto l'immagine
catturata diviene
una grande gioia
fisica e intellettuale."
H. Cartier- Bresson
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08/09/2010 @ 12.15.02
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