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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Matrimonio a Sant' Antonio a Posillipo, gli sposi Ciro e Piera, all'altare.
Antonio e Valentina si baciano sul belvedere a Coroglio, panorama con Nisida.
Di Admin (del 27/06/2008 @ 00:00:01, in foto, linkato 547 volte)
La Basilica dell'Incoronata Madre del Buon Consiglio è la più recente basilica di Napoli (XX secolo). Il tempio è meta del pellegrinaggio di Maria di Gesù Landi.
La chiesa fu fortemente voluta da Maria di Gesù Landi. Nata a Napoli il 21 gennaio 1861, già da bambina dimostrava fervide vocazioni spirituali. Ella si distinse per la sua grande devozione alla Madonna del Buon Consiglio di cui, nel 1884, si fece dipingere un quadro. Fu moltoamata dal popolo napoletano a seguito di due miracoli:
- nel 1884 mostrò al popolo l'immagine della Madonna del Buon Consiglio e l'epidemia di colera che attanagliava Napoli in quel periodo, cessò immediatamente;
- nel 1906, a seguito di un'eruzione del Vesuvio, la città era sotto una densa coltre di cenere e numerosi tetti e solai crollarono; di conseguenza Maria espose il quadro fuori al balcone di casa e un raggio di sole lo illuminò. Qualche giorno dopo l'eruzione cessò e su Napoli la cenere cominciò a scemare.
Più tardi, ottenne il riconoscimento del culto, l'incoronazione del quadro e l'aggiunta del titolo Regina della Cattolica Chiesa. Nel frattempo, i pellegrinaggi si susseguirono numerosi e, ben presto, sopra le catacombe, venne eretto questo tempio; fatto erigere esattamente dove le aveva chiesto la Vergine Maria durante le sue contemplazioni.
La costruzione della basilica è durata quarant'anni (1920-1960); fu edificata su progetto dell'architetto Vincenzo Veccia ad imitazione della Basilica di San Pietro in Vaticano, sia all'interno che all'esterno. Madre di Gesù Landi morì il 26 marzo del 1931, ma la costruzione della basilica proseguì comunque.
Nell'interno sono presenti numerose opere d'arte, sculture e mosaici, più le tombe delle principesse di casa Savoia.
Il tempio ha custodito momentaneamente dipinti provenienti da altre chiese della città dopo il terremoto dell'Irpinia.
All'ingresso un'iscrizione su una lastra di pietra recita queste parole:
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« Scossa della violenza del sisma che alle ore 19:35 di domenica 23 novembre 1980 sconvolse Napoli, il busto marmoreo si staccò dal blocco inferiore della statua raffigurante la Madonna con il bambino e precipitò dall'alto della facciata, frantumandosi sulla scala di accesso al tempio; è stata accuratamente restaurata, la sacra immagine fu qui riposta il 26 aprile del 1981 e vi è rimasta come oggetto di continua testimonianza di amore e pietà mariana fino al 4 giugno 1983, allorquando, consolidate le strutture della facciata; è stata ricollocata al suo posto in alto, vigile protettrice alle soglie della città » |
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Intorno al complesso vi sono le Catacombe di San Gennaro e il parco di Capodimonte con l'omonima reggia.
Fonte:wikipedia
In alcuni documenti napoletani del Seicento, riguardo al giorno delle nozze, si fa precisa allusione al bagno purificatore della sposa; ancora diffusa nell'Italia centrale e meridionale è l'usanza della vestizione della sposa, compiuta dalle sue sorelle o amiche. Le ragazze, che avranno collaborato comunque alla confezione del vestito della sposa, troveranno marito entro l'anno. Molto importante è anche il colore dell'abito della sposa: ora è generalmente bianco, simbolo di purità e di candore, ma in alcuni paesi del Meridione si dava preferenza alle tinte vivaci.
Il colore preferito è il rosso, specialmente per il grembiule e la cintura; presso gli antichi romani, il velo rosso, chiamato “flammeum”, copriva entrambi gli sposi. L'attuale velo bianco della sposa riporta al significato dell'innocenza. Talvolta, nelle nozze di lusso, il velo è molto lungo e viene sorretto da fanciulle, pure in bianchi veli. Un altro momento caratteristico delle nozze è la partenza della sposa dalla casa paterna, che, con precisa sequenza di gesti e col canto, deve dimostrare il dolore per il distacco dai suoi familiari e dalla sua vecchia casa, anche se in cuor suo è lietissima di sposarsi, nell'abbandonare per sempre il suo vecchio nido, deve mostrarsi triste e si attacca disperatamente alla porta, al parapetto della scala e s'inginocchia a chiedere il perdono e la benedizione ai genitori. La scena è descritta anche nei canti nuziali tradizionali. Essi accompagnano lo svolgersi del rito fino alla conclusione. Arrivato lo sposo con i parenti e gli invitati, si forma il corteo, che si dirige alla chiesa. Per la formazione del corteo nuziale, la tradizione ha regole ben precise, ma diverse da luogo a luogo. Generalmente, all'andata, la sposa dà il braccio al padre, mentre lo sposo lo dà alla propria madre; la prima coppia apre il corteo, la seconda lo chiude; al ritorno, invece, i due sposi aprono il corteo a braccetto.
Il corteo a cavallo è tradizione in alcuni paesi dell’Abruzzo, e ancora ben vivo in Sardegna: la sposa è aggrappata al cavallo guidato dal padre, mentre lo sposo le cavalca a fianco. In questa situazione, peculiare è la “currita di la rucca”, la corsa della conocchi; a un certo punto, la cavalcata si ferma e la sposa procede avanti per un tratto col padre, mentre la sposa fa sporgere verso la strada una conocchia ornata di cinque nastri dai vistosi colori. Due tra i migliori cavalieri, uno per la sposa, l'altro per lo sposo, partono al galoppo; vince chi prende per primo la conocchia e ha in premio uno dei nastri; la “rucca” si pone sul letto nuziale.
Ancora diffusa è la tradizione degli spari, con cui i partecipanti accompagnano il corteo, in segno di gioia e per tener lontani gli spiriti maligni. Un’altra usanza tipica è anche quella della parata e quella della intravata, una specie di sbarramento lungo il percorso del corteo. Qui un gruppo di giovani tende una corda, un nastro o una trave e non concede il passaggio prima che gli sposi lancino confetti o monete. Il rito vuol essere un simbolico pagamento di un dazio d’esportazione, dovuto alla comunità o al gruppo familiare, a cui lo sposo sottrae la ragazza per tutto il resto della vita. Elemento folkloristico, in Abruzzo, è dato dalla tradizione che la sposa lasci un lembo della sottana sotto il ginocchio dello sposo, in segno di legame, soggezione e fedeltà. Più diffusa è la tradizione di trarre pronostici dal grado di facilità con cui s'introduce la fede sull'anulare della sposa: se oltrepassa in modo impetuoso la seconda falange, lo sposo sarà un marito prepotente, se si attarda alla prima falange, comanderà in casa la moglie. All'uscita della chiesa, fino al luogo del rinfresco, si lanciano confetti, fiori, monete, o anche grano, o riso, o sale, sugli sposi, augurio di fecondità e abbondanza.
L'accoglienza della sposa nella casa dello sposo è rappresentata dalla madre dello sposo sulla soglia, che bacia la sposa, offrendole un copricapo per giorni feriali, con allusione al lavoro che l'attende. In provincia di Arezzo la suocera, sulla porta attende la nuora, che arrivando le chiede: “Siete contenta che io entri in casa vostra?” ed essa risponde: “Entrate pure”. Il suocero, le offre un bicchiere di vinsanto. In Abruzzo, la suocera offre alla nuora un confetto con la frase tradizionale “Puzz'esse dolge come 'stu cunette”; qui, come nel Lazio, e già nella Roma antica, la sposa doveva oltrepassare la soglia senza toccarla, forse per evitare di inciamparvi, perciò lo sposo la sollevava sulle braccia deponendola in casa. fonte: www.letradizionipopolari.net
Alla luce di quanto sta accadendo oggi, nell’ambito dei consumi energetici e delle possibili risorse energetiche da impiegare, studi sempre più recenti puntano decisamente all’idrogeno quale combustibile alternativo ai “fossili”. L’idrogeno, infatti, è ritenuto in grado di sostituire, anche se non nel breve termine, i carburanti tradizionali che un giorno dovremo, nostro malgrado, fare a meno. I vantaggi legati all’utilizzo dell’idrogeno come combustibile sono ben noti, infatti le emissioni di gas venefici e responsabili dell’effetto serra come CO2, NOx, zolfo e particolato sono praticamente zero inoltre si assiste ad un’alta efficienza energetica grazie alla realizzazione delle celle a combustibile che consentono un rendimento di circa il 60% contro il 20-30% dei normali motori a combustione interna. L’unico e serio inconveniente che si incontra in questa nuova tecnologia è legato, naturalmente, ai costi legati ai metodi di preparazione dell’idrogeno. Le fonti dalle quali sono possibile ricavare l’idrogeno sono l’acqua che, mediante il ben noto processo di elettrolisi, si scinde in idrogeno e ossigeno prodotti ottenuti, tra l’altro, ad elevati gradi di purezza oppure dagli idrocarburi. In quest’ultimo caso i costi cui si andrebbe incontro sarebbero dispendiosi. Altra possibilità sarebbe il recupero da fonti non rinnovabili che lo rendono, naturalmente, antieconomico e quindi non sostenibile. Ciò nonostante sembra che recentemente si stia aprendo uno spiraglio nel campo della ricerca che porterebbe ad una decisa svolta per la definitiva affermazione dell’idrogeno come fonte di energia nelle previsioni di un futuro abbastanza prossimo. L’idea parte da ricercatori dell’Università di Cagliari che hanno messo a punto Hy-MeC, che rappresenta un particolare sistema di fermentazione grazie al quale si è in grado di estrarre da un kilogrammo di rifiuti ben 75 litri di idrogeno. Una soluzione ideale che sembra coniugare perfettamente le esigenze, sempre più pressanti in campo ambientale, sociale ed energetico in Italia. Se ciò fosse applicato in campo industriale potrebbe aumentare significativamente di interesse ai fini energetici per i rifiuti e ridurre il loro impatto ambientale poiché oggi rappresenta una delle più scottanti realtà. La fermentazione, grazie alla quale è possibile ricavare l’idrogeno, viene promossa da una particolare classe di microrganismi: quella cui fa parte il batterio Clostridia. L’impianto di cui si dispone per questa fermentazione ha le caratteristiche di un digestore anaerobico che richiede modesti apporti energetici per il suo funzionamento. Infatti, il processo di digestione richiede temperature di circa 40°C, a differenza dei 55-60°C richiesti dai tradizionali processi termofili. Inoltre il processo non richiede la presenza di additivi chimici per il controllo del processo, né di trattamenti a monte per la biomassa. Il fermentatore sarebbe alimentato sia del residuo secco della raccolta differenziata sia dall’umido. Nel primo caso si tratterebbe di materiale che presenta comunque una frazione “sporca” e fermentescibile che usualmente è persa nell’incenerimento o nella fase di stazionamento in discarica. Nel secondo caso, invece, l’umido rappresenta il materiale per eccellenza. I residui organici vengono immessi in un fermentatore alla temperatura desiderata (39°C) per un tempo di circa 2-4 giorni dove, in ambiente privo di ossigeno (condizioni di totale anaerobicità) vengono introdotti i batteri Clostridia con produzione di idrogeno miscelato, naturalmente, ad anidride carbonica. Nella fase successiva, il materiale in uscita è introdotto in un nuovo reattore anaerobico che produce metano. Infine il rifiuto digerito dai batteri è compostato con trucioli e segatura per renderlo meno umido, prestandosi così come ottimo materiale per scopi agricoli. Una volta separato dall’anidride carbonica, l’idrogeno può essere utilizzato in apposite celle a combustione, stesso discorso vale per la anidride carbonica e per il metano. I rendimenti del processo sono interessanti: anche limitandosi al solo contributo dell’idrogeno, un reattore da 400 litri sarebbe in grado di alimentare in continuo una cella da 1 kW, in grado di soddisfare il 30% del normale fabbisogno di potenza di un’abitazione; uno da 2000 litri, invece, alimenterebbe una cella da 5 kW, adatta, ad esempio, a piccole attività produttive. L’applicazione è resa ancor più appetibile economicamente se si considera che gli impianti di digestione anaerobica comuni arrivano a capacità di milioni di litri, per cui sarebbe possibile alimentare svariate batterie di celle. Dott. G. De Tommaso
Gli sposi all'altare - Foto panoramica della navata principale.
La sala The del Gran Caffe Gambrinus, Silvia e Antonio al taglio della torta.
Il Sindaco Rosa Russo Jervolino con lo sposo, Antonio, e il testimone in attesa della sposa.

Il bouquet è uno degli elementi più importanti nell'intero look della sposa. La tradizione vuole che il mazzo di fiori passi di mano ben tre volte. Sarà lo sposo a farlo recapitare alla sposa e quest'ultima, dopo la cerimonia, lo regalerà ad una fortunata tramite il famoso lancio che indicherà la prossima ragazza o signora che convolerà a nozze. In realtà sappiamo però che sarà la sposa a scegliere fiori, colori e forma per il bouquet in quanto lo sposo non potrà conoscere i dettagli relativi all'abito che indosserà la futura moglie. La scelta del bouquet deve essere fatta tenendo conto della fisicità della sposa nonchè dello stile e del colore dell'abito. La scelta del fiore predominante nel bouquet può diventare il refrain per tutto il design relativo al party e al banchetto di nozze. Una sposa in bianco con un bouquet contenente qualche bocciolo di rosa rossa, per esempio, potrebbe suggerire di ripetere la scelta cromatica per le decorazioni dei tavoli e della location in cui avranno luogo i festeggiamenti, per gli addobbi floreali in chiesa, per la macchina e per le damigelle le quali avranno un bouquet più piccolo rispetto a quello della sposa. La scelta dei fiori sarà effettuata non solo per il loro colore ma anche per il significato che la tradizione attribuisce loro. Rosa, fiore d'arancio, calla, giunchiglia, camelia, tulipano, gliglio e molti altri. Ognuno di loro porta un messaggio preciso. Se si è indecise meglio farsi consigliare dai fioristi che sapranno indicare con competenza la scelta migliore. La forma e la dimensione del bouquet, solitamente rotondo o a cascata, deve assolutamente tenere presente stile e fisicità della sposa. Il portamento della sposa varierà a seconda della forma del bouquet. Una figura alta e snella potà optare per un bouquet più voluminoso o a cascata, per una figura minuta meglio un piccolo bouquet di boccioli.
Fonte: www.chicmagazine.it
Di Admin (del 18/06/2008 @ 00:00:02, in foto, linkato 184 volte)
Di Admin (del 16/06/2008 @ 10:26:56, in foto, linkato 111 volte)

Make up di Tina Fiorito.
E'difficile determinare un canone standard per il trucco della sposa. Le differenze di stili e le innumerevoli acconciature proposte dagli operatori del settore non fanno che confondere le future spose. Molto sobrie, addirittura minimaliste oppure stravaganti fino all'eccesso? Come individuare la linea giusta da seguire? In realtà una proposta così diversificata è determinata da una richiesta varia ed assolutamente personale per quante sono le donne che affrontano il matrimonio. È impossibile dire che per il trucco da sposa occorre applicare un specifico colore di ombretto o di rossetto; ogni sposa ha esigenze e preferenze diverse. Ed è per questo che la prova trucco diviene un incontro molto importante tra truccatore e futura sposa. Per la sposa sarà l'occasione per valutare le capacità professionali del truccatore e quest'ultimo avrà modo di conoscere le esigenze della propria cliente e di correggere le eventuali problematiche, consigliando, se necessario, un bravo estetista nei casi di piccoli inestetismi. Il giorno del matrimonio è consigliabile iniziare con l'acconciatura che richiede un lavoro lungo e laborioso con l'uso di spray fissanti e phon. A seguire, dopo aver accuratamente pulito la pelle dai residui di lacca, si procede con il trucco. La caratteristica fondamentale del trucco-sposa è nella resistenza e nella durata. Un nemico del trucco è indubbiamente il caldo e poiché la maggior parte dei matrimoni si celebrano durante il periodo estivo, sono state studiate particolari fiale "antisudore" e prodotti che attenuano l'effetto "lucido" (antishine). Per ovviare alle problematiche causate dalla sudorazione, il truccatore deve utilizzare esclusivamente prodotti idrorepellenti, evitando cioè tutti i prodotti idrosolubili ed in particolar modo i fondotinta fluidi. Il sudore composto prevalentemente d'acqua, fuoriuscendo dai pori, scioglie il fondotinta che, fluidificato, diviene instabile e poco resistente ad ogni contatto. Il risultato che ne consegue è un aspetto poco uniforme del fondo di base. I fondotinta consigliati sono sicuramente quelli compatti in cake o in stick. Il luogo comune che associa questi fondi a basi estremamente pesanti è da sfatare pienamente. La cosmetologia produce continuamente nuove paste con prestazioni qualitative ottimali. L'applicazione deve essere moderata con risultati di grande copertura con piccole quantità di prodotto. I fondotinta compatti garantiscono una buona aderenza all'epidermide e permettono la possibilità di ritocchi successivi, anche dopo il fissaggio, senza modificare l'uniformità e compattezza dell'insieme. Soprattutto consentono il naturale processo fisiologico di secrezione sebacea. Il sebo si miscela al fondotinta lucidando l'incarnato. L'uso della cipria per ritocchi successivi è molto importante soprattutto per le pelli miste o grasse, per la permanenza del trucco durante la giornata e per un ottimale risultato fotografico. Vivamente consigliato un piumino e della cipria in povere da far portare ad un'amica o parente della sposa. Per il trucco degli occhi sono suggeriti i colori naturali, quindi tutte le tonalità del marrone con sfumature arancio o lilla. Da usare con cautela i prodotti perlati, se non su pelli giovanissime, o in particolare nei punti luce del trucco dell'occhio. Con altrettanta prudenza vanno utilizzati i verdi, gli azzurri o i viola carichi, che risultano divertenti e adatti solo se la sposa svela una forte personalità. Estremamente eleganti, se sapientemente utilizzati, sono i colori metallizzati come oro, bronzo e argento, soprattutto se richiamano ricami o le applicazioni dell'abito. Per chi è soggetto a forte lacrimazione deve evitare il mascara (anche se waterproof) sulle ciglia inferiori poiché tende a sciogliersi. Per intensificare la rima ciliare inferiore risulterà sufficiente l'ombra creata con la matita fra le ciglia fissata con l'ombretto. Per quanto riguarda le ciglia superiori l'infoltimento con ciuffetti di ciglia finte risulta la soluzione migliore: daranno intensità allo sguardo con un aspetto naturale e resistente a qualsiasi pianto! La bocca può essere truccata a seconda del gusto, con tutti i colori ed è sconsigliato l'uso del lucidalabbra (lipgloss) in quanto l'effetto -seppur gradevole- rischia di scomparire in breve tempo lasciando la bocca struccata o ancor peggio sbafata. Dietro le labbra che si vedono nelle foto dei giornali c'è sempre un truccatore attento e pronto a ritoccare eventuali imperfezioni. Difficilmente potrà accadere lo stesso durante il matrimonio. L'abbronzatura eccessiva, contrariamente a ciò che si possa pensare, non giova all'effetto finale della sposa. La pelle disidratata dalla lunga esposizione al sole non fa aderire bene il fondotinta. I colori del trucco non risaltano, e la carnagione troppo scura contrasterà eccessivamente con l'abito bianco, costringendo il fotografo a sovresporre l'immagine per schiarire l'incarnato, ottenendo la perdita dei dettagli dell'abito. Dopo aver esposto tutti questi aspetti è facilmente comprensibile l'importanza del truccatore e la sua presenza, il giorno del matrimonio, è indispensabile e quanto mai rassicurante per la sposa che agirà in modo positivo soprattutto psicologicamente. Fonte: www.fiordaranciotv.it
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Vincenzo Clemente
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Gli effetti delle immagini in bianco e nero, specie nella ritrattistica, raggiungono esiti artistici in un magistrale utilizzo delle luci che accarezzano, evidenziano e colorano i tratti caratterizzanti i singoli soggetti colti con discrezione nelle loro più autentiche espressioni dall'obiettivo di Vincenzo.
Domenico Raio
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