Di Admin (del 09/03/2010 @ 10:43:57, in foto, linkato 12 volte)
Se provassimo a blasonare cioè a descrivere lo stemma civico utilizzando il linguaggio convenzionale dell'araldica, il risultato sarebbe: "Troncato d'oro e di rosso" che, tradotto in linguaggio corrente, indica uno scudo (in questo caso di tipo sannitico) diviso in due parti orizzontali di uguale altezza, quella superiore colorata d'oro e l'altra di rosso.
Gli scrittori di storia locale hanno elaborato svariate ipotesi sulle remote origini dello stemma della città: c'è chi ha affermato che i colori ricordano quelli adottati per i vessilli che accolsero in città l'imperatore Costantino e sua madre Elena (324 d.C.) oppure chi ha asserito che l'oro ed il rosso simboleggiano il culto dei nostri antichi concittadini per il sole e la luna (all'obiezione che il rosso certamente non rappresentava il colore dell'astro notturno, alcuni replicarono spingendosi a sostenere che la calda tonalità cromatica ricordava quella assunta dalla luna quando, all'alba, "è velata dai vapori che la terra emana"!).
Queste non furono le sole ipotesi avanzate. Si disse, infatti, che quei colori erano il simbolo della "generosa nobiltà" della città di Napoli o che erano ispirati a vittoriose battaglie combattute all'epoca del Ducato indipendente (755-1027); tutte quelle supposizioni vennero stroncate autorevolmente dall'insigne storico Bartolommeo Capasso (Napoli, 1815-1900) che sentenziò: "le loro congetture non hanno fondamento alcuno". Nel corso dei secoli, adattato all'avvicendarsi delle dominazioni o al cambiamento delle regole di governo della città, lo stemma ha subito numerose aggiunte e variazioni.
All'epoca della rivolta di Masaniello (1647), nel centro dello scudo fu posta una lettera P quale simbolo della supremazia del popolo (in tal modo, però, si rese lo stemma civico assai simile a quello del Sedile del Popolo); poi la lettera che temporaneamente occupò la parte centrale dello scudo fu la C (Civitas).
stemma della città (XVII sec.) e stemma del Sedile del Popolo (XVIII sec.)
stemma della Città (XVIII sec.) - Archivio Storico Municipale di Napoli, Serie II, Lettere originali rimesse al Corpo di Città
Dal 1866 si abbandonò anche l'uso di sovrapporre allo stemma cittadino una corona ducale, antico privilegio concesso alla città, per sostituirla con una corona turrita simbolo araldico di "volontà di libertà e di indipendenza municipale". Durante il fascismo lo stemma fu uniformato alle norme stabilite da due Regi Decreti: dal 1928 lo scudo del Comune venne "accollato" (accostato da un lato) al fascio littorio mentre dal 1933 il fascio littorio fu posto "in capo" (la parte alta del campo dello scudo) nello stemma. Caduto il regime e cancellati i suoi simboli, lo stemma civico tornò ad essere rappresentato nella versione che oggi conosciamo.
Di Admin (del 08/03/2010 @ 00:00:00, in curiosità , linkato 14 volte)
La Giornata Internazionale della Donna, comunemente definita Festa della Donna, è una festività celebrata l'8 marzo di ogni anno, che intende ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, che le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo. Nel corso degli anni la ricorrenza sta perdendo in molti paesi l'originario significato di lotta e di protesta per assumere una connotazione di mero carattere commerciale. Fonte: www.wikipedia.org
Continuando a parlare di galateo e bon ton, anche "il brindisi agli sposi" segue delle regole ben precise, qualora si voglia rispettare una certa formalità.
Innanzitutto il brindisi agli sposi deve essere fatto prima dell'apertura dei festeggiamenti veri e propri.
Per la precisione, il brindisi avviene dopo il taglio della torta, che è il momento che segna la fine del pranzo/cena/rinfresco di nozze.
Il brindisi deve essere proposto dal padre della sposa: a questi dovrà rispondere lo sposo alzando il bicchiere verso il suo testimone di nozze (considerato il più importante).
Altra regola importante è non riempire il calice fino all'orlo, e non aggiungere altro spumante fino a che non si sia terminato quello che si ha.
E' bene che, per quanto riguarda le donne, non vengano lasciate sbavature di rossetto sul calice nè sul tovagliolo, che dovrà essere usato con molta delicatezza appoggiandolo alle labbra.
Assolutamente vietato, secondo le regole del galateo, è urlare "cin cin" e brindare facendo toccare i calici.
Di Admin (del 22/02/2010 @ 00:42:01, in News, linkato 13 volte)
Valerio Scanu, con il brano “Per tutte le volte che…”, è il vincitore del 60° Festival di Sanremo. Nella resa dei conti finale, quando a decidere è stato solo il televoto, ha avuto la meglio sul contestatissimo trio Pupo-Emanuele Filibero-Luca Canonici (”Italia amore mio”) e su Marco Mengoni (”Credimi ancora”), terzo classificato.
Per il secondo anno consecutivo, dunque, il vincitore di Sanremo proviene da “Amici di Maria De Filippi”. L’anno scorso era toccato a Marco Carta, quest’anno al 19enne sardo della Maddalena, secondo classificato nell’edizione 2009 del talent di Canale 5. Che la vittoria sia tutta nel segno di “Amici” lo prova anche il fatto che il brano di Valerio è scritto (parole e musica) da Pierdavide Carone, concorrente dell’attuale edizione. Inoltre, Valerio ha potuto contare su Beppe Vessicchio (direttore musicale di Amici) come direttore d’orchestra. Il Sanremo di Valerio era iniziato con l’eliminazione nella seconda serata per poi proseguire con il ripescaggio di giovedì, ottenuto grazie anche al duetto con Alessandra Amoroso.
Gli ultimi minuti della serata sono stati movimentati dalla protesta del pubblico in sala e, soprattutto, dell’orchestra, contro la presenza di Pupo ed Emanuele Filiberto nella rosa dei tre finalisti. I musicisti hanno addirittura strappato gli spartiti in segno di protesta.
Il premio della critica “Mia Martini” è andato a Malika Ayane e alla sua “Ricomincio da qui”.
Nella conferenza stampa subito dopo la vittoria, Valerio Scanu ha dedicato la sua vittoria a tutti quelli che credono in lui, dai genitori ai fan che sono venuti a vederlo a Sanremo, aspettando per ore sotto la pioggia. “Qui ero solo, non avevo vicino i miei familiari. Il loro calore mi è servito mentre mi seguivano in ogni spostamento. Mi hanno sostenuto da vicino e da lontano. E io li ho seguiti costantemente su Facebook”.
Ha poi aggiunto: “In questi giorni ho imparato a essere più disponibile nelle interviste, prima ero più chiuso. Maria De Filippi era contentissima, mi ha chiamato subito dopo la vittoria. Ho fatto maturare la mia interpretazione con Vessicchio giorno per giorno. Dopo la tensione del debutto è via via migliorata”.
“Non sono venuto per vincere, ma era importante partecipare. L’ho preso come un trampolino per continuare su questa strada”.
Gli effetti delle immagini in bianco e nero, specie nella ritrattistica, raggiungono esiti artistici in un magistrale utilizzo delle luci che accarezzano, evidenziano e colorano i tratti caratterizzanti i singoli soggetti colti con discrezione nelle loro più autentiche espressioni dall'obiettivo di Vincenzo.